
La
località di Bosco Martese è
posta a 1134 metri sul livello del
mare e si trova in località
Ceppo di Santa Maria, nel punto terminale
della strada che unisce Teramo alla
Valle Castellana.
Bosco Martese è sicuramente
il simbolo della Resistenza Teramana
ma anche e soprattutto la prima tappa
gloriosa della Resistenza Italiana.
Dopo l'episodio di
Porta
San Paolo, che fu resistenza soltanto
dell'esercito e che non fu vittoriosa,
il 25 settembre del 1943 ad Ara Martese,
successivamente denominato Bosco Martese,
fu vinta la prima battaglia campale
della Resistenza Italiana nei confronti
di una colonna motocorazzata dell'esercito
tedesco che da Foggia cominciava a
risalire il territorio per occuparlo.

A
Bosco Martese ci fu una grande unità
d'intenti tra persone di fede politica
diversa: comunisti, socialisti, azionisti,
monarchici e apolidi.
Esso ebbe un carattere internazionale
in quanto si unirono uomini di varie
nazionalità il cui unico intento
era quello di combattere gli occupanti
nazisti.
C'erano persone di ceto sociale diverso:
studenti e anziani, intellettuali
e contadini, operai e soldati, tutti
decisi a combattere per un unico ideale:
la libertà.
Una città intera, Teramo, che
decide di passare alla lotta contro
i tedeschi e i fascisti diventando
un laboratorio che contiene in embrione
quelle caratteristiche che faranno
forte e matura la resistenza dell'Italia
del nord.

Nei
giorni antecedenti il 25 settembre
1943 il Comitato Insurrezionale decise
l'arroccamento di tutte le forze antifasciste
a Bosco Martese.
In seguito a quella decisione ci fu
un continuo pellegrinaggio di persone
che salivano al "bosco".
Da Teramo si concentrano, dopo lo
scompaginamento dell’esercito,
soldati sbandati, ex prigionieri fuggiti
dai campi di concentramento di Teramo,
ex prigionieri fuggiti dai campi di
concentramento di Teramo, Corropoli,
Tossicia, Civitella, Isola del Gran
Sasso e tra questi Neozelandesi, Inglesi,
Americani, Slavi, Montenegrini e detenuti
politici.

Ma
soprattutto furono tanti gli antifascisti
teramani di tutte le condizioni sociali
e di tutte le età, con in testa
l’azionista medico
Mario
Capuani e il comunista
Ercole Vincenzo Orsini
che presero l'iniziativa di recarsi
sui Monti della Laga.
Il comando del concentramento partigiano
di massa (primo della resistenza italiana)
venne affidato ad uno stato maggiore
composto dal capitano
Lorenzini,
dal tenente
Gelasio Adamoli,
dal tenente colonnello
Guido
Taraschi, dal tenente
Arnaldo
Di Antonio, dal tenente di
vascello
Ciro Romualdi,
dal tenente
Francesco Di Marco.
Il responsabile diviene
Ettore
Bianco, capitano dei carabinieri
regi della stazione di Teramo.
Tra il 9 e il 14 settembre 1943 furono
disposte le tende dell’accampamento,
vennero inquadrate le formazioni,
si installarono le mitraglie Saint
Etienne, i pezzi di artiglieria pesante.

Nella
mattinata del 25 settembre una colonna
motocorazzata tedesca che transitava
per Teramo, su informazione dei fascisti
si reca verso il bosco.
Durante il tragitto verso il Ceppo,
a Torricella Sicura presso il mulino
De Jacobis catturano 7 partigiani.
Sopraggiunta nei pressi del Bosco
Martese la colonna tedesca viene investita
dal cannoneggiamento e dalle mitragliatici
dei partigiani.
Trenta camion furono bloccati e il
comandante della colonna, il maggiore
austriaco
Hartmann,
viene catturato.
Il resto della colonna indietreggia
e ripiega su Teramo.
A 6 chilometri fucilano i partigiani
catturati.
Il comando partigiano teramano decide
di giustiziare l’
Hartmann.

Il
giorno dopo, 26 settembre, i tedeschi
tornarono in forza cannoneggiando
il bosco ormai sgombro di partigiani.
Per rappresaglia i tedeschi operarono
un rastrellamento e fucilarono nella
loro caserma di Pascellata di Valle
Castellana il brigadiere
Leonida
Barducci, i carabinieri
Settimio
Annechini e
Angelo
Cianciosi e il sergente maggiore
degli alpini
Donato Renzi.
Il 27 settembre nello stesso punto
in cui era stato fucilato il maggiore
Hartmann fu ucciso
con un colpo alla nuca il medico pediatra
Mario
Capuani che, duranta
la fuga dal bosco era stato sorpreso
nella sua abitazione a Torricella
Sicura.
La loro colpa fu quella di aver dato
aiuto ai partigiani teramani.
Si decide di dividere la formazione
partigiana che proseguirà la
lotta nei 9 mesi di guerriglia fino
al 14 giugno, in bande diverse.

Tra queste la banda comunista comandata
da
Felice Rodomonti,
l’indipendente comandata da
Armando Ammazzalorso,
l’azionista comandata da
Adelchi
Fioredonati e le bande slave
comandate da
Mirko Jovanovic
e
Riko Neradovic.
In città si organizza il G.A.P.
comandato da
Vincenzo Massignani
che diffonderà due giornali
clandestini locali: “Idea Proletaria”
ciclostilato e “La Rinascita”
stampato.
Ferruccio Parri definirà l’episodio
di Bosco Martese “Prima battaglia
campale in campo aperto della resistenza
italiana…”; una ricca
storiografia su quel moto ne descrive
la portata storica.
Gli storici che hanno studiato e pubblicato
su Bosco Martese e i successivi 9
mesi sono: Riccardo Cerulli, Roberto
Battaglia e Gerratiano, Paolo Spriano,
Giorgio Bocca, Luigi Ponziani, Constantino
Felice, Libero Pierantozzi, Felice
Franchi, Umberto Adamoli.

Tra
i tanti decorati, furono conferite
alla memoria tre medaglie d’oro
per meriti partigiani a:
Mario
Capuani, Elio De Cupiis, Ercole
Vincenzo Orsini.
I Teramani distintisi per il loro
eroismo al di fuori del proprio territorio
furono i partigiani
Renato
Molinari fucilato a Rivoli,
Franco Speca fucilato
a Savona, e
Alberto Pepe
prigioniero in Germania.
Di Renato Molinari furono pubblicate
le lettere nel libro di Giovanni Pirelli
“Lettere dei condannati a morte
della resistenza europea”.
Di
Alberto Pepe è
stato pubblicato il diario di prigionia
“Cara Rosina”.
A questi ultimi protagonisti della
storia del patriottismo italiano si
sono interessati anche Arnaldo Giunco
e Luigi Braccili con pubblicazioni.
La redazione di
www.ResistenzaTeramana.it
ringrazia il professore Sandro Melarangelo
per aver accettato la richiesta di
realizzare il testo pubblicato in
questa pagina ed estrapolato dal video
"Le Vie Artistiche della Resistenza
Teramana"..