Pacot Video e Foto di Cicconi Vincenzo (Teramo) è uno studio  di post produzione video e servizi fotografici specializzato in servizi matrimoniali e riprese video in generale.
Realizza Video CD e Video DVD.
Pubblicità.
Documentari e montaggi vari.
Servizi foto e video per battesimo, prima comunione, manifestazioni varie, recite scolastiche e saggi di danza.
Produzione videocassette con sistema anti duplicazione I paesi della Provincia di Teramo, Teramo, Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi, Ancarano, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Nereto, Torano Nuovo, SantEgidio Alla Vibrata, COMUNITA MONTANA DELLA LAGA, Campli, Civitella del Tronto, Cortino, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Valle Castellana, COMUNITA MONTANA DEL VOMANO FINO E PIOMBA, Arsita, Atri, Basciano, Abruzzo in TV è un progetto, una idea della Pacot Video e di Sergio Scacchia, portato avanti con la collaborazione di Lucio e Sandro De Marcellis e di Francesca Calisti Canzano Il sindaco di Canzano consegna a Sergio la chiave della città I componenti della quadriglia PacotVideo in azione Francesca Calisti, tra coloro che hanno realizzato il documentario di Canzano
   
    Sei su Abruzzo in TV... Home page ... Documentari ... Resistenza Teramana
          Menu ... Abruzzo in TV

   Bosco Martese
 Bosco Martese
 Cronologia Storica
 Fascismo Teramano
 La Guerra
 Campi di Prigionia
 Resistenza Teramana
 Liberazione
 Protagonisti
 Partigiani Teramani
 Testimonianze
 Monumenti
 Libri sulla Resistenza
 Video e DVD
 Editoriali Resistenza
 Medaglia d'oro
 Richiesta Ufficiale


Produzione Video
LE VIE ARTISTICHE DELLA RESISTENZA TERAMANA.

Attraverso i monumenti
più rappresentativi
il racconto degli episodi e dei personaggi della Resistenza Teramana
e di Bosco Martese

E' possibile prendere visione del video presso la mediateca della Biblioteca Comunale di Teramo.
Per richiedere il video (15 euro) contattare la redazione di Abruzzointv

Realizzato dalla Pacot Video in collaborazione con
Sergio Scacchia e
Lucio De Marcellis.


Il DVD del documentario è stato inviato alla cortese visione del Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi
in allegato alla documentazione per la richiesta del conferimento della Medaglia d'oro alla città di Teramo per meriti acquisiti durante la Resistenza.












La Resistenza Teramana attraverso i ricordi di un partigiano combattente

RELAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE “TERAMO NOSTRA” REDATTA CON L’AUSILIO DI STORICI E DEL PARTIGIANO COMBATTENTE MICHELE ARCAINI SULLA LOTTA ANTIFASCISTA E LA RESISTENZA PARTIGIANA SUL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI TERAMO
PERIODO 1922 – 1944

              GLI ALBORI DELLA RESISTENZA TERAMANA: DAL 1922 ALL'8 SETTEMBRE 1943
              12 SETTEMBRE 1943: INSURREZIONE A PIAZZA GARIBALDI
              INIZIA L'ESODO VERSO BOSCO MARTESE
              HARTMAN GIUNGE A TERAMO - LE DONNE TERAMANE LINCIANO UN TRADITORE
              LA BATTAGLIA DI BOSCO MARTESE DAL RACCONTO DI UN PROTAGONISTA
              SCIOGLIMENTO DEL RAGGRUPPAMENTO PARTIGIANO DI BOSCO MARTESE
              DOPO BOSCO MARTESE SI ACUISCONO GLI ECCIDI AD OPERA DEI TEDESCHI
              13 GIUGNO 1944: LA LIBERAZIONE DI TERAMO
              I MARTIRI DELLA PROVINCIA DI TERAMO INSIGNITI DELLA MEDAGLIA D'ORO

              MOTIVAZIONI PER INSIGNIRE LA PROVINCIA DI TERAMO DELLA MEDAGLIA D'ORO

Gli albori della Resistenza Teramana: dal 1922 al'8 settembre 1943
La Resistenza di Teramo e del suo territorio contro il regime fascista e l’invasore tedesco è cominciata nel lontano 1922, quando i suoi cittadini di tutte le tendenze politiche si riunivano in clandestinità nelle case degli aderenti, nei retronegozi e nelle botteghe artigianali, per discutere e commentare le nefandezze fasciste.

Alcuni degli antifascisti di vecchia data al ricordo del partigiano combattente Michele Arcaini furono: Aristide Partenza, notaio; Poliseo De Angelis, fotografo; Lidio Ettorre, falegname; i fratelli Tuzzoli, fiorai; Alfredo Zaccaria, sarto; i fratelli Ambrosini, falegnami; Nazzareno Valente, imprenditore edile; Remo Vetrini, imprenditore edile; i fratelli Passerini, falegnami; Romolo Di Giovannantonio, fornaio; Berado Taddei, barbiere; Ercole Vincenzo Orsini, falegname e liutaio; Guido Taraschi, maggiore di artiglieria; Felice Rodomonti, bracciante, combattente della prima guerra mondiale 1915-1918 gravemente ferito e mutilato della mano sinistra; Umberto Bosi, barbiere; Antonio Di Pietrantonio, barbiere; Vincenzo Di Pietrantonio, falegname; Antonio D’Angelantonio, muratore; Amilcare Di Marco, fornaio; Vincenzo Pultroni, geometra; Giorgio Valente, Vincenzo Mobili, Vincenzo Massignani, Francesco Franchi, avvocato; Giuseppe Lettieri, avvocato; Adelchi Fioredonati, impiegato di banca; Berardo D’Antonio, fabbro, e tantissimi altri cittadini di Teramo che sfidavano il regime fascista, per cui ad ogni ricorrenza fascista venivano puntualmente incarcerati e bastonati.
Ricordo anche Francesco Martella, di Atri, che fu assassinato nella sua città dai sicari fascisti nel 1943.

La prima condanna nazionale che fu pronunciata dalla magistratura in camicia nera fu quella del Tribunale Speciale nel 1928 presso il Palazzo di Giustizia di Roma nei confronti di tre giovani antifascisti di Teramo:
Alfredo Zaccaria di Teramo, di anni diciotto, sarto, condannato a tre anni e quattro mesi di carcere;
Berardo Taddei, barbiere, di anni diciotto, condannato a un anno e otto mesi di carcere;
Berardo Di Antonio di Teramo, di anni sedici, fabbro, condannato a un anno e otto mesi di reclusione, deceduto per malattia contratta in carcere (tisi) a un mese dalla scarcerazione.
La seconda condanna pronunciata da giudici in camicia nera avvenne nel Tribunale di Teramo nel 1937, con la sentenza n. 74, con la quale si condannava Romolo Di Giovannantonio di Teramo, fornaio, a diciotto anni di carcere.
Morì di tubercolosi nel carcere fascista di Pianosa nel 1942.

Con il proseguire del ventennio di dittatura fascista, tra le nuove leve giovanili cresceva il numero degli antifascisti.
Operai, studenti, artigiani, professionisti, sovente venivano incarcerati e picchiati.
E malgrado la feroce repressione fascista durante la seconda guerra mondiale, le riunioni clandestine si intensificarono.
Anche in tale periodo, Felice Rodomonti veniva spesso incarcerato, picchiato e umiliato nella ricorrenza di cerimonie fasciste.
Anche nel suo studio, il giovane medico pediatra dottor Mario Capuani, in via Delfico a Teramo, teneva continue riunioni con i suoi diretti collaboratori.
Il dottor Mario Capuani, a ragione della sua avversione al Partito fascista, veniva costantemente sorvegliato dalla polizia fascista.
Malgrado ciò, riuscì a formare il Partito d’Azione a Teramo.
I suoi più diretti collaboratori erano: Ercole Vincenzo Orsini, Adelchi Fioredonati, Francesco Franchi, Alfredo Zaccaria, Riccardo Cerulli, Vincenzo Pultroni, Vito Caravelli (che sarà il primo Presidente della Provincia), Armando Ammazzalorso, Vincenzo Massignani.

12 settembre 1943: insurrezione a Piazza Garibaldi
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, detto comitato allargato a numerosi antifascisti di vecchia data e a giovani esponenti, deliberò all’unanimità un raggruppamento di uomini in località Ceppo di Rocca Santa Maria .
Quel raggruppamento doveva costituire formazioni partigiane per attaccare il nemico tedesco e il regime fascista.
L’insurrezione e la lotta partigiana cominciarono il 12 settembre a Piazza Garibaldi a Teramo.
Nel pomeriggio di detto giorno (12 settembre 1943), fu disarmata una colonna motorizzata tedesca proveniente dalla S.S. 80 diretta verso Ascoli Piceno, S.S. 81.

L’intera colonna motorizzata si arrese consegnando tutte le armi.
L’insurrezione fu guidata dal Capitano dei Carabinieri Ettore Bianco, mentre gli insorti erano tutti di Teramo.
Essa comprendeva tutte le parti sociali della città (operai, artigiani, studenti, impiegati e professionisti).
Solo dopo l’intervento del Colonnello Scarienzi del distaccamento del quarantanovesimo reggimento di artiglieria di stanza a Teramo e a seguito di un furioso battibecco tra il Colonnello Scarienzi e il Capitano dei Carabinieri Ettore Bianco, il Colonnello Scarienzi dette al Capitano l’ordine perentorio di far riconsegnare le armi ai soldati tedeschi, i quali si rimpossessarono delle armi e si impegnarono a non fare rappresaglia sulla popolazione civile di Teramo, e quindi proseguirono verso Ascoli sulla nazionale S.S. 81.


Inizia l'esodo verso Bosco Martese
Dopo l’avvenimento del 12 settembre 1943, inizia l’esodo di cittadini di Teramo verso Bosco Martese di Rocca Santa Maria.
Si unirono anche militari sbandati di tutte le armi italiane, militari iugoslavi, inglesi, canadesi, neo zelandesi ed australiani, fuggiti da campi di concentramento.
Molti Ufficiali dell’Esercito Italiano si unirono ai Partigiani di Teramo.
Essi furono: il Capitano dei Carabinieri Ettore Bianco, Guido Taraschi, Maggiore di artiglieria, Carlo Ganger, il Capitano Lorenzini, Arnaldo D’Antonio, Maggiore dell’aviazione e il Capitano Gelasio Adamoli, futuro Sindaco di Genova, Ciro Romualdi, Tenente di vascello, Felice Mariano Franchi, Tenente di cavalleria.
Felice Rodomonti era, a quel tempo, rinchiuso nelle carceri di Teramo, per aver malmenato due fascisti che portavano distintivi fascisti sul petto.
Dopo la sua scarcerazione, si recò al Ceppo e si installò in una camera della casa cantoniera.
Ebbe continui colloqui con i graduati del’esercito per preparare la Resistenza.
Giorno dopo giorno aumentava il numero degli uomini, fino a raggiungere il numero di 1500-1700 unità.
Essi arrivavano a piedi o con svariati mezzi motorizzati.

Il pomeriggio del 19 settembre, un camion carico di soldati portò un cannone e materiale bellico e, per tre giorni, arrivarono continuamente camion carichi di armi e munizioni, nonché viveri e vestiario prelevati dalle caserme di Teramo quasi completamente abbandonate.
Felice Rodomonti si diede molto da fare per approntare delle postazioni per cannoni e mitragliatrici.
Va ricordato che Antonio Rodomonti, fratello di Felice, scendendo a Teramo con quattro Partigiani nei pressi della Specola (Colle Urania), disarmò alcuni militi fascisti, catturando una mitragliatrice pesante, tre mitragliette e molte pistole, tutto materiale bellico che fu portato al Ceppo.
Anche i militari inglesi, iugoslavi, americani, canadesi e australiani trasportarono armi, munizioni, viveri in continuazione e medicinali.
Tutti i civili, i militari e graduati, arrivarono in massa disposti a fare azioni di guerriglia.

Il 24 settembre verso sera Felice Rodomonti, avendo avuto sentore che a Teramo nella caserma dei militi forestali in via Gabriele D’Annunzio erano depositate mitragliatrici, mitragliette e munizioni, con 18 – 20 uomini di sua fiducia scese a Teramo per dare l’assalto alla caserma.
Michele Arcaini, che prese parte alla spedizione, così racconta:
“Arrivati a Teramo il camion fu parcheggiato ai Tigli, all’angolo di palazzo Cerulli.
Quattro Partigiani rimasero sul camion mentre Rodomonti con 15 Partigiani si avviò verso la caserma forestale.
Il portone della caserma era aperto e, saliti all’ultimo piano, fu sfondata la porta facendo una irruzione violenta.
“In caserma c’erano 12 militi forestali che, colti di sorpresa, non reagirono.
Furono messi in uno stanzone e sorvegliati con le armi in pugno da Felice Rodomonti e da un soldato inglese.

I Partigiani rastrellarono tutte le armi, munizioni ed indumenti militari che si trovarono in caserma, comprese le mitragliette e le mitragliatrici, principale scopo della spedizione.
Rodomonti era anche a conoscenza che nella cassaforte erano depositate circa trentamila lire.
La chiave era tenuta dal Comandante della caserma.
Rodomonti, con due Partigiani, un militare e un forestale, si recò nella abitazione del Comandante, lo prelevò e sotto la minaccia delle armi lo portò alla caserma, dove fece aprire la cassaforte e si fece consegnare tutta la somma depositata che risultò di lire 29.500, rilasciando una ricevuta con la dicitura: la somma prelevata serve a sostenere i Partigiani.
Mentre si finiva di caricare il camion di tutto il materiale rastrellato, venne alla caserma la moglie del Comandante che supplicò di non far del male al marito.
Con gentilezza, venne rassicurata che non gli sarebbe stato torto un capello e le fu chiesto che per almeno cinque ore non dicesse nulla a nessuno.
La stessa raccomandazione fu fatta ai militi forestali, per evitare conseguenze sul Comandante.
Il camion ripartì per il Ceppo senza incontrare resistenza.
“La sera stessa la moglie del Comandante della Forestale di Teramo avvisò il Comandante della Forestale dell’Aquila informandolo dell’accaduto a Teramo e pregandolo di rivolgersi al comando tedesco per la liberazione del marito.
Il comando tedesco prese subito la decisione inviando a Teramo circa 40 camion carichi di soldati e armi.”


25 settembre 1943: Hartman giunge a Teramo e le donne teramane linciano un traditore
La colonna motorizzata tedesca giunse a Teramo il 25 settembre, verso le ore 10, stazionando in parte in Piazza del Carmine dove c’era la caserma dei Carabinieri.
Il comandante della colonna tedesca, Hartman, si recò in caserma per conoscere la situazione del posto e venire a conoscenza della strada per il Ceppo.
Nel frattempo un uomo di età avanzata era stato visto da alcune donne mentre consegnava ad un ufficiale tedesco una mappa, forse la mappa per raggiungere il Ceppo.
Le donne, sotto gli occhi delle truppe tedesche, che non intervennero, circondarono quell’uomo e lo colpirono a colpi di zoccoli di legno, facendolo cadere morente lungo la scarpata del Tordino, sulla circonvallazione Spalato.
Dopo questo episodio, la colonna motorizzata tedesca proseguì per Bosco Martese, al Ceppo, dopo che il Maggiore Hartman ebbe prelevato il Colonnello Bologna, comandante della stazione dei Carabinieri di Teramo, intimandogli di salire su una camionetta militare apripista della colonna.
Oltrepassato il Comune di Torricella Sicura, forse per una spiata, i tedeschi catturarono 7 Partigiani che si erano recati al Mulino De Iacobis per approvvigionare di farina l’accampamento partigiano di Bosco Martese. Successivamente, nei pressi di Rocca Santa Maria, i tedeschi catturarono due giovani di Teramo, Bacchetta e Cordone, che si recavano al Ceppo, e li misero come scudi umani su una camionetta militare battistrada della colonna militare.
Se i Partigiani avessero attaccato, i primi a cadere sarebbero stati loro.


La battaglia di Bosco Martese attraverso il racconto di un protagonista
Verso le ore 10 del 25 settembre del 1943, il Capitano dei Carabinieri Bianco portò la notizia che una colonna motorizzata tedesca si dirigeva verso Bosco Martese.
Si ricorda che non vi erano servizi telefonici.
Il partigiano Ercole Vincenzo Orsini aveva cercato di mettere in funzione una radio ricevente, ma non vi era riuscito per la mancanza di pezzi di ricambio.
I Comandanti militari, politici e civili e dei militari stranieri (fra i quali anche il Comandante Armando Ammazzalorso e Felice Rodomonti) decisero di porre dei nuclei di mitragliatrici, lontano dal raggruppamento centrale.
Il piano era di fare entrare la colonna motorizzata fra l’ultima e la prima postazione armata e aprire contemporaneamente il fuoco.
I nuclei partigiani avanzati furono le formazioni Rodomonti e Ammazzalorso.
La postazione Rodomonti era a circa 3 chilometri dal piazzale del Ceppo e a circa 1 chilometro da Paranesi, mentre la postazione del Comandante Ammazzalorso era posta alla prima curva a monte della postazione Rodomonti.
Le due formazioni avevano il compito di aprire il fuoco appena tutta la colonna motorizzata tedesca avesse transitato.
Dalla postazione Rodomonti fu avvistata la colonna motorizzata prima di Paranesi.
La formazione Rodomonti nella postazione aveva puntato una mitragliatrice francese S. Etienne a canna forata intercambiabile e quattro casse di munizioni, bombe a mano, mitragliette e persino due fucili 91.

Si aspettava con trepidazione l’attacco come era stato predisposto, ma si verificò un fatto che cambiò radicalmente il piano di attacco.
Un Tenente dell’Esercito Italiano sapeva che il Rodomonti aveva in deposito in una camera della casa cantoniera una mitragliatrice e una cassa di munizioni.
Agì di testa sua.
Assieme a quattro partigiani, ruppe la porta della camera e si impossessò di quelle armi, le caricò su di una camionetta e si piazzò a monte della postazione Ammazzalorso.
Se fosse stato rispettato il piano di attacco, nessun militare tedesco si sarebbe salvato.
Ma il Tenente, appena ebbe avvistato i primi camion, prese a sparare con la mitragliatrice, costringendo la colonna motorizzata tedesca ad arrestarsi.
Di conseguenza, anche le postazioni di Rodomonti e Ammazzalorso dovettero aprire il fuoco.
La mitragliatrice della postazione Rodomonti era affidata ad un esperto uomo di fiducia di Rodomonti e al fratello Bertuccio, mentre Michele Arcaini era addetto alla ricarica della mitragliatrice.
Quella in dotazione ad Ammazzalorso era affidata a Carlo Ricci di Teramo, detto macinino, di professione macellaio.
Il valoroso Ricci, avendo una mitragliatrice a canna areata, sviluppò un gran volume di fuoco.
Quella in dotazione a Rodomonti, invece, sparò di meno perché la canna si arroventò e non si disponeva di una canna di ricambio.

Sotto quel volume di fuoco, il nemico prese a ripiegare con tutti i mezzi non colpiti, mentre sui soldati tedeschi si concentravano tutte le bocche di fuoco di cui disponevano i Partigiani, moschetti modello 91, mitragliette, pistole e bombe a mano.
I Tedeschi risposero con un enorme volume di fuoco, ma alla cieca, fuggendo sui camion illesi.
Dalle postazioni arretrate (il piazzale), sotto il comando del Maggiore di artiglieria fu aperto il fuoco con i cannoni, azionati da Gelasio e Altobrando Adamoli.
A quel punto, constatata la rischiosa situazione, i Tedeschi batterono in ritirata.
La camionetta del Maggiore Hartman rimase isolata, e il Maggiore riuscì a saltare e a buttarsi nel canale di scolo sulla sinistra della strada.
Sparò con una mitraglietta e fu l’ultimo a cessare il fuoco, disseminando ai suoi piedi e intorno a sé oltre mille bossoli vuoti.
Venne fatto prigioniero dagli uomini della formazione Ammazzalorso, giunti sul posto prima degli uomini della formazione Rodomonti.
Il Maggiore Hartman, un uomo di aspetto gigantesco con una testa enorme, gridava: "io essere prigioniero, io essere austriaco, essere mandato per forza".
Felice Rodomonti lo prese prigioniero e lo condusse alla casa cantoniera dove si era riunito il Comando generale.
Lì venne processato e condannato a morte.
Al calar dell’oscurità, fu giustiziato da Felice Rodomonti con una scarica di mitraglietta di quattro colpi.

Durante il combattimento, i primi ad essere colpiti furono i due giovani catturati lungo la strada nei pressi di Rocca Santa Maria, messi in piedi sulla prima camionetta in avanscoperta.
Il Bacchetta venne colpito da quattro pallottole, una di striscio sulla fronte, due ad un braccio e una pallottola lo colpì di striscio al torace.
L’altro ragazzo venne colpito non mortalmente.
Perdevano molto sangue e il Bacchetta a malapena mormorava “non mi importa di morire”.
I Tedeschi in ritirata fucilarono barbaramente i sette Partigiani catturati al Mulino De Iacobis.
La loro fucilazione avvenne a un chilometro circa da Paranesi.
Ma due Partigiani scamparono al fuoco del plotone.
Dino Lanciaprima di Teramo riuscì a fuggire, gettandosi a valle della strada nel dirupo sottostante.
Durante la fuga, fu ferito ad una spalla.
Nonostante la ferita, corse tra i boschi per circa cinque chilometri, fino ai pressi di Tevere, frazione di Rocca Santa Maria, dove venne raccolto e medicato da un Sergente maggiore degli Alpini, tornato in licenza per la mietitura del grano.
Gennaro Di Giamberardino, invece, si salvò perché svenne qualche frazione di secondo prima della fucilazione e cadde al suolo coperto dal corpo del Partigiano che gli stava davanti.
Ritenuto morto dai Tedeschi, fu ritrovato dai Partigiani al termine del combattimento ancora semisvenuto sotto il corpo del Partigiano fucilato.
I Partigiani del Mulino De Iacobis fucilati furono:
Luigi De Iacobis, mugnanio;
Guido Belloni, falegname ;
Mario Lanciaprima, impiegato di banca;
Gabriele Melozzi, contadino;
Guido Palucci, falegname, portiere della Teramo calcio.

Scioglimento del raggruppamento partigiano di Bosco Martese
I Tedeschi, oltre il Maggiore Hartman, fucilato, durante il combattimento persero quaranta uomini.
Michele Arcaini ricorda: “Posso giurare che Gabriele Melozzi era ancora in vita quando fu trovato con gli altri fucilati e gemeva flebilmente: ho freddo, tanto freddo."
Perdeva sangue da una coscia.
Giannino Rastelli, professore di ginnastica di Teramo, ed io ci togliemmo i maglioni di lana e glieli facemmo indossare.
Ci fu ordinato di risalire al campo centrale e dovemmo abbandonare i Partigiani fucilati.
Risaliti al campo centrale, ci fu ordinato di raggiungere la postazione sul versante ascolano a monte dell’attuale albergo Iulia.
“Mentre mi accingevo a raggiungere la postazione, il Capitano dei Carabinieri Ettore Bianco, vedendomi pallidissimo e in precarie condizioni, mi chiese se ero ferito.
Gli risposi: - Signor Capitano, ho fame, tanta fame.
Mi prese sottobraccio e mi portò allo stoccaggio dei viveri, dove ordinò ad un soldato di tagliare mezza pizza di Parmigiano e di darmelo perchè lo portassi al mio accampamento e potessi cibarmi a volontà.
Quel gesto mi rincuorò e, rifocillatomi, ripresi il cammino verso la mia postazione.

“A notte inoltrata rimbombò un colpo di cannone e fummo avvertiti da Felice Rodomonti che il Comando centrale partigiano aveva deciso di sciogliere il raggruppamento partigiano, per costituire piccole formazioni armate per attaccare il nemico tedesco e le formazioni fasciste.
“Il raggruppamento Rodomonti si sciolse prendendo diverse direzioni.
Io, mio fratello Vincenzo, il Piantini con sua moglie e un figlio, e un partigiano a nome Francesco ci dirigemmo verso Padula, località che ci aveva consigliato Rodomonti.
Camminammo tutta la notte sotto una pioggia sottile e fredda e verso le ore 10 del mattino successivo raggiungemmo Padula.
Ci rifocillammo in una casa di amici di Rodomonti.”
Il Rodomonti, che era transitato a Padula molto presto, lasciò detto di dividere il gruppo e di tornare a Teramo alla spicciolata.
Successivamente si sarebbe saputo come e dove proseguire la lotta partigiana.
Rodomonti rimandò a Teramo i suoi due figli, mentre lui ed un tenente dell’esercito italiano, Francesco Di Marco, si diressero verso Fioli, dove ebbero un primo scontro con i soldati tedeschi, dei quali tre rimasero uccisi.
Dopo lo scontro, Rodomonti, che conosceva la zona, si diresse verso Cesacastina.


Dopo Bosco Martese si acuiscono gli eccidi ad opera dei nazisti
Il 26 settembre i Tedeschi tornarono sul posto di combattimento (Bosco Martese) con massicce forze corazzate e iniziarono un furioso cannoneggiamento sulle presunte postazioni dei Partigiani.
Senza trovare resistenza, arrivarono al piazzale, dove sorge la casa cantoniera, dove constatarono che i Partigiani avevano abbandonato la zona dopo aver svuotato a colpi di mitraglia tutti i bidoni di nafta e benzina mentre i contadini avevano portato via tutto il vettovagliamento.

Furiosi, intensificarono il selvaggio cannoneggiamento alla cieca.
Quindi, su segnalazione dei fascisti locali, si recarono a Valle Castellana dove fecero prigionieri i Carabinieri di presidio e un Sergente maggiore degli Alpini che si trovava lì per caso e li fucilarono tutti in località Imposte dopo un sommario interrogatorio nell’inutile tentativo di conoscere i nomi dei Capi Partigiani.
I martiri furono:
Leonida Barducci, Brigadiere dei Carabineri;
Settimio Annecchini, Carabiniere;
Angelo Cianciosi, Carabiniere;
Donato Renzi, Sergente maggiore degli Alpini.


In memoria dei sei cittadini fucilati dai nazisti a Fonte Palumbo di Cortino
Il 28 settembre furono fucilati sei cittadini a Fonte Palumbo di Cortino.

I loro nomi sono i seguenti:
Luigi De Camillis, Alfonso De Dominicis, Domenico Liberato, Lorenzo Liberato, Alfredo Marini, Antonio Olivieri.


Felice Rodomonti, grande conoscitore della zona, dopo la battaglia di Bosco Martese e dopo diversi scontri armati con i Tedeschi, arrivò a Cesacastina, località molto distante da Bosco Martese, insieme ad un soldato inglese.
Furono rifocillati e tenuti nascosti in una casa abbandonata.
Dopo essersi riposati, si divisero e Rodomonti ridiscese a Teramo, nascondendosi nelle zone comprese tra Monticelli, Varano, Colleatterrato.
A Pietralta il raggruppamento del Comandante Jovanovic fu sorpreso nella notte dai Tedeschi su una spiata fascista.
Caddero due Montoriesi (Giuseppe Valentini e Donato Di Giammarco) e 10 Slavi.
Terminata la battaglia, i Tedeschi catturarono a Morrice Mariano Amici e Vincenzo Ciambella. Mariano Amici fu fucilato.


13 giugno 1944: la liberazione di Teramo
Dopo la battaglia di Bosco Martese, la lotta partigiana nel teramano è proseguita fino al 13 giugno, giorno della liberazione di Teramo.
La città fu liberata dalle formazioni Partigiane congiunte con i rispettivi Comandanti Armando Ammazzalorso e Felice Rodomonti.
Una terza formazione Partigiana che operava nelle zone montane era comandata dallo Jugoslavo Mirko Jovanovic e da Vincenzo Massignani dei G.A.P. e la formazione Montegorzano comandata da Adelchi Fioredonati.
I due ultimi Comandanti redassero anche tre giornali in clandestinità: “L’idea proletaria”, in edizione ciclostilata, e “La Rinasciata” e “L’azione”, in edizione tipografica.

La quarta formazione partigiana
era comandata dal Capitano dei Carabinieri Ettore Bianco.
Operava lungo i confini montani tra Teramo e Ascoli Piceno.
Il Capitano Bianco ebbe molti scontri armati con i Tedeschi, principalmente sulla Salaria e nei contrafforti di Acquasanta, ed ebbe parte attiva alla liberazione di Acquasanta avvenuta il 16 giugno 1944.

La formazione Rodomonti operava a sud della città di Teramo tra Monticelli, Varano, Nepezzano, Colleatterrato e la zona del Tordino.
La Formazione Ammazzalorso operava prevalentemente nella zona a nord-est di Teramo con stanziamento a Magnanella, il cui parroco della località, Don Vincenzo Di Gaetano fu Partigiano combattente insignito dal Generale Clark di decorazione.
Altre formazioni partigiane agirono in queste località:
Bellante, Civitella del Tronto, Isola del Gran Sasso, Giulianova, Torano Nuovo, Tortoreto, Campli.
Per dovere storico va precisato che Felice Rodomonti e Ettore Bianco, che operarono nelle zone del teramano e dell’ascolano, furono i Comandanti partigiani che vennero ferocemente e furiosamente braccati dalle forze tedesche e fasciste.

Questo resoconto storico, raccolto attraverso il racconto dei protagonisti, qualifica il ruolo della Città di Teramo e del suo entroterra provinciale ed esalta il sangue versato dai suoi figli nella lotta antifascista e di Resistenza al Tedesco invasore.

I martiri della Provincia di Teramo insigniti della Medaglia d'Oro
Dottore Mario Capuani, di Torricella Sicura, aderente al gruppo “Giustizia e Libertà”, del quale fu autorevole esponente il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Il 27 settembre 1943, alle prime luci dell’alba, i Tedeschi si recarono a Torricella Sicura e catturarono nella sua casa Mario Capuani, medico pediatra.
Condotto in località Bosco Martese, fu sottoposto a processo nella casa cantoniera.
Gli fu chiesto se era stato tra gli organizzatori del raggruppamento di uomini che avevano attaccato e ucciso quaranta soldati tedeschi e il loro comandante Maggiore Hartman.
Mario Capuani rispose senza indugio, Sì.
Gli fu chiesto se intendeva collaborare con la Repubblica fascista.
Rispose, Mai.
Condannato a morte, venne ucciso con un colpo di pistola alla nuca e seppellito in un campo di fagioli vicino alla casa cantoniera di Bosco Martese.
Il corpo di Mario Capuani fu recuperato dal cugino Nino Capuani, aiutato da un amico fioraio, Di Carlantonio.
Nella fossa dietro la casa cantoniera, furono trovati altri cinque partigiani fucilati, che non furono identificati perché privi di documenti di identità.
La salme furono sepolti nel cimitero di Torricella Sicura. Mario Capuani ebbe sepoltura nella tomba di famiglia.
Mario Capuani fu insignito di Medaglia d’Oro al valore militare e per meriti partigiani.

L’ebanista e liutaio Ercole Vincenzo Orsini, antifascista, comunista, tra gli ispiratori del raggruppamento armato di Bosco Martese, partecipò attivamente alla battaglia.
Dopo il 25 settembre, mantenne i contatti con le forze Partigiane.
Il 13 dicembre 1943, individuato, riconosciuto e aggredito dai fascisti a Montorio, si difese strenuamente e cadde sotto i colpi del soverchiante numero di aggressori.
Nel dicembre 1945 veniva sepolto nel cimitero di Teramo, sua città natale.
E’ stato insignito della Medaglia d’Oro al valore militare e per meriti partigiani.

Elio De Cupis, nato a Agius, Sassari nel 1924.
Sorpreso con un nucleo partigiano nei Monti della Laga, venne condannato a morte dal Tribunale Speciale Militare di Teramo in un giorno di aprile del 1944 nella Corte di Assisi presieduta dal Colonnello Iappelli.
Ascoltò con grande dignità la lettura della sentenza chiedendo di essere fucilato al petto e non alle spalle.
Il 13 aprile 1944 venne fucilato legato ad una sedia nel cimitero di Teramo, assieme ad altri due Partigiani, il veneto Sergio Cucchiarato e il teramano Erminio Castelli.
Fu insignito di Medaglia d’oro al valore militare e per meriti partigiani.


Motivazioni per insignire la Provincia di Teramo della Medaglia d'Oro
Gli anni passavano dopo la liberazione dell’Italia dalla tirannia fascista e dall’invasore tedesco, senza mai pervenire ad onorare Teramo e la sua provincia di fregiarsi della medaglia d’oro cui ha pieno titolo di aspirare.

Il 27 febbraio del 1973 sulla testata nazionale de l’Unità si legge: “Il sangue generoso dei fucilati di Bosco Martese, il martirio di Mario Capuani, di Ercole Vincenzo Orsini, dei Carabinieri fucilati di Valle Castellana, la guerriglia delle bande Partigiane Rodomonti e Ammazzalorso, l’assassinio di Martella ad Atri, i fucilati a Teramo nel cimitero di Cartecchio di De Cupis, Cucchiarato e Castelli, il martirio degli otto giovani fucilati dai Tedeschi a Teramo nei pressi della chiesa della Madonna delle Grazie il 13 giugno 1944, sono le pagine più alte che Teramo e i teramani abbiano scritto della storia d’Italia Unita.”

Anche il 13 giugno del 944, giorno della liberazione di Teramo, il Comandante Alexander delle forze inglesi in Italia, annunciava da radio Londra la liberazione della città ad opera di forze partigiane comandate da Felice Rodomonti ed Armando Ammazzalorso.
Radio Bari commenta l’evento.

Ricordiamo, inoltre, gli otto giovani Martiri fucilati vicino alla chiesa della Madonna delle Grazie:
Bruno Chiavoni, Antonio Cipro, Antonio Di Berardo, Carlo Durante, Luigi Marcozzi, Antonio Parabella, Aldo Quarchioni.

Con rammarico e stupore va ricordato che sul Gonfalone-Medagliere della Resistenza Italiana, c’è un grande vuoto, un vuoto ingiusto, manca la MEDAGLIA D’ORO A TERAMO E ALLA SUA PROVINCIA, benché sia stata la prima città d’Italia a insorgere con le armi contro le forze fasciste e tedesche.
Senza la lotta clandestina al fascismo, senza la Resistenza, anche a Teramo iniziata negli anni venti nella clandestinità e terminata con la liberazione di Teramo il 13 giugno 1944 con 102 (centodue) caduti, tre Medaglie d’Oro, e il 25 aprile 1945 su tutto il territorio nazionale, la nostra patria sarebbe stata maggiormente umiliata e non avrebbe avuto la Carta costituzionale e la Repubblica parlamentare.

Il Comitato di Liberazione, composto dai rappresentanti dei partiti antifascisti, si riunì nella serata del 14 giugno per coordinare l’insediamento delle forze partigiane a garanzia dell’ordine pubblico e l’accoglienza delle turppe alleate, che giunsero il 17 giugno.
Venne nominato Prefetto di Teramo il Comandante partigiano Lorenzini, confermato nella carica dalle forze alleate.

In occasione del trentesimo anniversario della Battaglia di Bosco Martese, Sandro Pertini venne in visita a Teramo su invito dell’Amministrazione Comunale.
Il Sindaco di Teramo, Ferdinando Di Paola, e Giuseppe Lettieri (Anpi), ricordarono alla sua presenza la storia della Resistenza teramana che fu definita da Ferruccio Parri prima battaglia campale della Resistenza italiana.

La storiografia al riguardo della Resistenza Teramana è molto ricca.
Basti citare Paolo Spriano, Battaglia-Giarratano, Riccardo Cerulli, Leo Leone, Felice Mariano Franchi, Umberto Adamoli, Libero Pierantozzi, Adolfo Lalli, Berardo Taddei, Luigi Ponziani, Egidio Marinaro, Costantino Felice, Giorgio Bocca.

Teramo, 25 settembre 2004.
Il Presidente di “Teramo Nostra” (Piero Chiarini) e il partigiano Michele Arcaini

RELAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE “TERAMO NOSTRA” SULLA LOTTA ANTIFASCISTA E SULLA RESISTENZA PARTIGIANA SUL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI TERAMO

Formazioni partigiane operanti nel territorio di Teramo e Provincia dopo la Battaglia di Bosco Martese:

Formazione partigiana Ammazzalorso
Aquilotti del Gran Sasso
Avvoltoi Ripe Bellante
Formazione partigiana Civitella del Tronto
Formazione partigiana Partito d’Azione Teramo
Formazione partigiana GAP Isola del Gran Sasso
Formazione partigiana GAP Teramo
Banda giuliese “Garibaldi” Giulianova
Lupi del Gran Sasso
Banda partigiana Montegorzano (Valle Vaccaro)
Formazione partigiana Santuario San Gabriele Isola del Gran sasso
Formazione partigiana Parere di Giulianova
Formazione partigiana Rodomonti Teramo
Formazione partigiana Torano Nuovo
Formazione partigiana Tortoreto






Copyright © Pacôt Video, 2004. All rights reserved.