Il 25 settembre un raggruppamento
partigiano forte della presenza compatta
di circa 1600 uomini, armati di mitragliatrici
Saint Etienne, cannoni e armi varie
opposero azione di resistenza nei
confronti della colonna motocorazzata
tedesca proveniente da L'Aquila.
Alle ore 13,00 del suddetto giorno,
fu iniziata la battaglia che
Ferruccio
Parri definì in modo
pertinente «
la
prima battaglia in campo aperto della
Resistenza italiana».
L'esito fu vittorioso per i partigiani;
furono resi inservibili 20 camion
tedeschi con la cattura del comandante
della colonna, il maggiore austriaco
Hartman.
I tedeschi furono sorpresi da quell'episodio
di resistenza organizzata e per i
nove successivi mesi non si sentirono
mai sicuri nelle retrovie del fronte
della linea «Gustav».
Mai un numero così cospicuo
di resistenti loro avevano incontrato
sul suolo italiano nei primi giorni
dopo l'armistizio.
A Bosco Martese tra il 9 e il 24 settembre
si concentrarono in tanti e tra questi:
•
antifascisti teramani,
con in testa
Mario Capuani
azionista, medico pediatra popolare
in Teramo e nella montagna;
•
Ercole Vincenzo Orsini,
comunista, ebanista, liutaio;
•
giovani da 14 anni
in su;
•
militari sbandati;
•
ex prigionieri liberati
dai campi di concentramento di Teramo,
di Isola, Corropoli, Civitella, Nereto
•
soldati e ufficiali
inglesi, americani, neozelandesi,
indiani, australiani, slavi e montenegrini.
•
Vari ufficiali dell'esercito
con il tenente
Guido Taraschi,
il tenente di cavalleria
Felice
Mariano Franchi,
il tenente di vascello
Ciro
Romualdi, il capitano dell’aeronautica
Arnaldo Di Antonio,
i tenenti di artiglieria
Francesco Di Marco
e
Gelasio Adamoli
(che fu vice-questore dopo la liberazione
di Genova e sindaco della medesima
città) e ancora, tra gli ufficiali,
il capitano di artiglieria
Lorenzini e il capitano
Ettore Bianco dei
regi carabinieri a cui fu affidato
il comando dello stato
maggiore partigiano.
Furono inquadrate le formazioni operanti
così composte: militari italiani
al comando di
Guido Taraschi;
militari stranieri al comando di
Mirko
Jovanovic;
Armando
Ammazzalorso e
Felice
Rodomonti, comandanti delle
formazioni civili.
Dopo la battaglia a seguito della
fucilazione di partigiani dell’avamposto,
nei pressi di Paranesi, il comando
decise di giustiziare
Hartman
e sciogliere il concentramento attraverso
la resistenza per bande di cui si
elencano le principali:
Ammazzalorso
(indipendente) la più numerosa;
Rodomonti (comunista);
Montegorzano (azionista comandata
da
Fioredonati);
due bande slave, una comandata da
Ryko Neradovic e
l’altra comandata da
Mirko
Jovanovic.
Nei giorni successivi alla battaglia
iniziarono le rappresaglie tedesche
con la fucilazione di sei persone
a Fonte Palombo (nei pressi di Pagliaroli),
tre carabinieri e un alpino a Pascellata.
Fu giustiziato il medico azionista
Mario Capuani nel
cui studio a Teramo si era riunito
il Comitato insurrezionale con
Adelchi
Fioredonati,
Francesco
Franchi,
Vito Caravelli,
Ercole Vincenzo Orsini,
Vincenzo Masignà
(o Massignani),
Vincenzo Pultroni.
Nei mesi successivi furono giustiziati:
•
Francesco Martella
ad Atri, reduce della Guerra di Spagna
e degli eventi di Porta San Paolo;
•
Ercole Vincenzo Orsini
in uno scontro a fuoco a Montorio
al Vomano;
•
tre partigiani processati
dal Tribunale speciale militare e
fucilati nel cimitero di Teramo;
•
otto giovani fucilati
mentre prelevavano armi dalla caserma
Mezzacapo di Teramo.
Il 13 giugno in alta montagna
furono uccisi in uno scontro a fuoco
cinque partigiani (2 italiani e 3
slavi).
Il 14 giugno, tre giorni prima dell’arrivo
delle truppe anglo-americane e polacche,
il C.L.N. (Comitato di Liberazione
Nazionale) locale si insediò
come primo governo della città
e della provincia.
Venne nominato prefetto il comandante
partigiano
Armando Ammazzalorso
che declinò la nomina per consegnarla
al capitano
Lorenzini,
anch’egli partigiano.
Gli anglo-americani riconobbero quel
ruolo.
Ma la Resistenza non fu solo combattuta
dai Teramani nel suolo del territorio
provinciale. Combattenti eroici si
distinsero anche al di fuori con il
conferimento di decorazioni.
•
Renato Molinari,
fucilato a Rivoli (lettera pubblicata
nel libro di Giovanni Pirelli “Lettere
dei condannati a morte
della Resistenza europea”);
•
Franco Speca fucilato
a Cogoleto,
•
Alberto Pepe morto
nel campo di punizione di Unterluss
in Germania del Nord (di A. Pepe è
stato pubblicato il diario
di prigionia “Cara Rosina”
dall’Istituto Storico dell’Antifascismo
Abruzzese”).
La Resistenza in città fu svolta
dal G.A.P. (gruppi di azione patriottica)
composta da giovani (tra i quali
Manfredo
Mobili,
Giorgio Valente,
Alberto Quartapelle)
e comandato da
Vincenzo Massignani
(che in seguito prese il cognome Masignà).
Il
Massignani fu
anche redattore e direttore del giornale
clandestino “Idea proletaria”
e “La Rinascita”, il primo
ciclostilato, il secondo stampato.
Altro giornale clandestino fu quello
del partito d’azione scritto
e stampato da
Renato Melasecchi,
Savino Pellanera,
Adelchi Fioredonati
e
Vera Melasecchi.
Una corposa storiografia ha studiato
il movimento resistenziale teramano
con pubblicazioni varie presso case
editrici locali e nazionali.
Gli autori sono i seguenti: Riccardo
Cerulli; Umberto Adamoli; Felice Mariano
Franchi; Roberto Battaglia e Giuseppe
Garritano; Paolo Spriano; Giorgio
Bocca; Felice Costantino; Luigi Ponziani;
Libero Pierantozzi; Emidio Cerulli;
Leo Leone; Arnaldo Giunco; Giovanni
Pirelli.
A riconoscimento del merito per il
contributo alla lotta di liberazione,
a
Elio De Cupis,
Ercole Vincenzo Orsini
e
Mario Capuani,
protagonisti della Resistenza nel
Teramano sono già stati insigniti
della prestigiosa medaglia d’oro.
Teramo, 22 maggio 2004
La redazione
di www.abruzzointv.it
e l’Associazione
Teramo Nostra