Pacot Video e Foto di Cicconi Vincenzo (Teramo) è uno studio  di post produzione video e servizi fotografici specializzato in servizi matrimoniali e riprese video in generale.
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Produzione videocassette con sistema anti duplicazione I paesi della Provincia di Teramo, Teramo, Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi, Ancarano, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Nereto, Torano Nuovo, SantEgidio Alla Vibrata, COMUNITA MONTANA DELLA LAGA, Campli, Civitella del Tronto, Cortino, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Valle Castellana, COMUNITA MONTANA DEL VOMANO FINO E PIOMBA, Arsita, Atri, Basciano, Abruzzo in TV è un progetto, una idea della Pacot Video e di Sergio Scacchia, portato avanti con la collaborazione di Lucio e Sandro De Marcellis e di Francesca Calisti Canzano Il sindaco di Canzano consegna a Sergio la chiave della città I componenti della quadriglia PacotVideo in azione Francesca Calisti, tra coloro che hanno realizzato il documentario di Canzano
   
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Produzione Video
LE VIE ARTISTICHE DELLA RESISTENZA TERAMANA.

Attraverso i monumenti
più rappresentativi
il racconto degli episodi e dei personaggi della Resistenza Teramana
e di Bosco Martese

E' possibile prendere visione del video presso la mediateca della Biblioteca Comunale di Teramo.
Per richiedere il video (15 euro) contattare la redazione di Abruzzointv

Realizzato dalla Pacot Video in collaborazione con
Sergio Scacchia e
Lucio De Marcellis.


Il DVD del documentario è stato inviato alla cortese visione del Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi
in allegato alla documentazione per la richiesta del conferimento della Medaglia d'oro alla città di Teramo per meriti acquisiti durante la Resistenza.





Il ponte miracolato
LA MANCATA ESPLOSIONE DEL PONTE S. FERDINANDO DI TERAMO, MINATO DAI TEDESCHI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Ponte di San Ferdinando visto dalla pista ciclabileSalvatore Tirabovi, nel periodo dell’occupazione tedesca nella Provincia di Teramo, milita nel gruppo di partigiani guidato da Felice Rodomonti.
Dopo aver partecipato agli episodi di Bosco Martese, fa ritorno a Teramo e insieme a Gino Binchi e Gabriele Tubi, assume il compito del rifornimento di armi alla sua squadra.
Il rifugio di questi uomini è il soffitto di Casa Pistocchi, una palazzina sita a Teramo in Via dei Mille, nei pressi di Porta Reale, luogo Porta Reale, ingresso sud al centro storico di Teramorisultato sicuro da tutti i rastrellamenti operati dai tedeschi in città.

E’ l’alba del 13 giugno 1944, giorno di S. Antonio.
Quella notte alcuni teramani che abitano nella zona di Porta Reale hanno preferito trasferirsi temporaneamente dalle loro abitazioni per andare a dormire negli orti cittadini di amici.
I tedeschi stanno abbandonando Teramo e in città si è sparsa la voce che le truppe avrebbero fatto saltare i ponti con l’esplosivo.
Scuola Noè Lucid Tirabovi e gli altri partigiani, lasciato il loro rifugio, trascorrono la notte nei pressi della scuola Noè Lucidi, per poter osservare i movimenti sul Ponte S. Ferdinando.
Ai primi chiarori dell’alba, iniziano a delinearsi ai loro occhi degli oggetti voluminosi collocati sopra il ponte; con prudenza decidono di recarvisi per osservare meglio di cosa si tratta.
Teramo in quel momento è deserta.
Nessuno osa farsi vedere in giro.

Parte iniziale del Ponte di San Ferdinando, dal lato di Teramo Tirabovi, insieme a Binchi e Tubi avvicinatosi alla parte iniziale del ponte, dal lato di Teramo, osservano che una catasta di cassette è stata collocata sopra il ponte, all’incirca nella zona centrale.
Sono forse cassette contenenti esplosivo?
Se così fosse, quel mucchio di materiale avrebbe la potenzialità per far saltare in aria tutto il circondario, compreso il limitrofo Santuario della Madonna delle Grazie.
Le cassette, sistemate ai due lati della carreggiata, lasciano al centro della strada solo un piccolo varco che avrebbe potuto consentire il transito solo a pedoni o ad uomini in bicicletta o in motocicletta.
Ferriera AdoneLa liberazione di Teramo da parte dei tedeschi è preceduta da saccheggi e danni, compresa la distruzione di macchinari nella ferriera Adone, che sorge in quegli anni, dietro la scuola Noè Lucidi, nei pressi di Porta Reale.
Gli ultimi soldati rimasti a Teramo, nella zona della Madonna delle Grazie stanno cospargendo di benzina vari oggetti, probabilmente tirati fuori dal prospiciente Palazzo Preziusi, dando fuoco al cumulo di masserizie.
Palazzo Preziusi
Il Palazzo Preziusi (fino a poco tempo fa sede della Comunità Montana della Laga) è quell’edificio sito in largo Madonna delle Grazie, esattamente in Via De Albentiis, la via che prosegue di fronte a Porta Reale.
I tedeschi non vogliono lasciare tracce.
Salvatore Tirabovi, per poter osservare meglio cosa stia accadendo, dall’inizio del ponte S. Ferdinando in cui si trova in quel momento, inizia a percorrere il marciapiede che fiancheggia la scuola elementare Noè Lucidi, in modo da potersi avvicinare al luogo dove è stato acceso l’incendio.
Proprio in quel momento dalla zona di Porta Reale appaiono due tedeschi che, a bordo di una moto di marca “Fusi”, si avvicinano al Ponte S. Ferdinando.
La marca della moto rimarrà, da quel momento, indelebilmente impressa nella memoria di Tirabovi che, in quell’istante, intuisce di essere testimone di un episodio di guerra particolare per la città di Teramo.
I due tedeschi in moto, sono esitanti nell’attraversare il ponte, carico di esplosivo, e si fermano all’inizio di esso.
Devono, evidentemente, riaggregarsi al più presto ai loro commilitoni.
Nel frattempo si avvicina un altro tedesco, in bicicletta.
Si ferma a parlare con i due, poi prosegue sul ponte da solo.
Attraversatolo, fa un cenno con la mano ai due ancora fermi dall’altra parte.
Da quel momento anche i tedeschi con la moto attraversano il ponte e si dirigono in direzione della stazione, diretti forse verso Giulianova.
Forse sono sempre loro ad avere avuto l’ordine di far saltare anche il ponte di Cartecchio e di Fiumicino.

Appena i tedeschi si sono allontanati, immediatamente accorrono verso il ponte S. Ferdinando il Maresciallo Giovanni Maggiacomo, Carlo Vallone (cittadino teramano noto per le sue abilità nel creare e manipolare bombe per i fuochi d’artificio), Gino Binchi, Antonio De Sanctis e Gabriele Tubi.
Il Maresciallo, sicuramente esperto di esplosivi, si attiva immediatamente per disinnescare la spoletta dalle casse staccando la lunga miccia che si dipana fin quasi di fronte alla scuola Noè Lucidi.
Quindi i sei uomini (compreso il Tirabovi) si danno da fare per spostare, una ad una, le singole cassette con l’esplosivo, ammassandole sopra i marciapiedi laterali, in modo da allargare il passaggio nella zona centrale del ponte per consentire il passaggio a qualsiasi mezzo.
Le cassette erano state disposte dai tedeschi in modo da formare quattro cataste, collocate circa a metà lunghezza del ponte.
Queste cataste, due per ciascun lato della carreggiata, secondo il ricordo di Tirabovi avevano una base rettangolare, ciascuna della misura di circa 2 m per 1,50 m, ed avevano un’altezza di circa 1,60 m.
Sul ponte, dalla parte della stazione, era stato abbandonato un camioncino che era probabilmente servito, nottetempo, per il trasporto delle casse con l’esplosivo.
Era ivi stata abbandonata anche una bicicletta con appeso un prosciutto.

Quadro realizzato da Giovanni Melarangelo Salvatore Tirabovi si sente di testimoniare che il mancato brillamento dell’esplosivo appare essere stato un Miracolo della Madonna delle Grazie.
Non sarebbe questa la prima volta che in quel luogo accade un evento particolare.
In altra occasione, infatti, una bomba sganciata da un aereo era caduta poco dietro il Santuario colpendo l’officina di automezzi tedeschi ivi collocata.
In quell’occasione era rimasto vittima anche un austriaco che Salvatore Tirabovi e Gino Binchi avevano in precedenza conosciuto e con il quale avevano stretto un rapporto di amicizia.
Anche in quella circostanza il Santuario della Madonna delle Grazie non ebbe alcun danno.
Altro episodio miracoloso si era verificato in occasione dell’assedio di Teramo da parte delle truppe degli Acquaviva quattro secoli prima, fuggite all’ultimo momento, per l’apparizione della Madonna delle Grazie e di San Berardo, entrambi protettori della città di Teramo.
Salvatore Tirabovi ancora non si è dato una risposta chiara del perché la miccia fosse stata collocata sul lato del ponte verso Teramo e non verso Giulianova, direzione dalla quale si allontanarono gli ultimi tedeschi.

Probabilmente perché il versante di Teramo dove era stata collocata la miccia era la stessa direzione verso cui, forse, il grosso delle truppe tedesche era nottetempo fuggito?
Le truppe germaniche, infatti avevano lasciato i guastatori in città e si erano avviate verso Ascoli. Il ponte di Porta Romana era già stato fatto saltare ed il forte rumore s’era udito in quasi tutta la città.

Casa coloniale della contadina che fece dipingere il quadroQuale ringraziamento alla Madonna per il miracolo compiuto, una contadina che abitava in una casa colonica nelle adiacenze del ponte (la costruzione con annesso frantoio, ora semidiroccata, limitrofa all’attuale Scuola Media D’Alessandro), volle commissionare nell’immediato dopoguerra un prezioso quadro (ex voto) al pittore Giovanni Melarangelo.
Su precise indicazioni della committente e senza aggiunte personali, il pittore eseguì l’opera.
La cornice del quadro fu realizzata dall’artista Amilcare Rambelli.
Il quadro è ora di proprietà degli eredi della signora.
Salvatore Tirabovi afferma che il giornalista Tiberio Cianciotta ha tentato più volte di ricostruire l’episodio del Ponte S. Ferdinando, ma nessuno dei primi sei testimoni gli avrebbe mai raccontato come i fatti realmente si svolsero nei primi e decisivi istanti.
Altri testimoni, intervenuti successivamente quella mattina, e che parteciparono alla rimozione delle cassette con l’esplosivo, magari assumendosi il merito del salvataggio del Ponte, hanno potuto raccontare solo i fatti successivi al momento cruciale.
Quando il ponte era già salvo, il quartiere anche, come pure il Santuario della Madonna delle Grazie che da secoli è testimone non sempre passivo… della storia teramana.


Testo di Lucio De Marcellis dal racconto del testimone diretto Salvatore Tirabovi





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